cervello sempre connesso

Cervello sempre connesso: un bene o un male?

luglio 28, 2014

Per chiunque, ormai, la vita quotidiana è diventata un flusso di informazioni che, grazie a tablet e smartphone, ci seguono ovunque, giorno e notte. Ma è possibile che l’essere “sempre connessi”, sempre bombardati da informazioni, sempre disponibili e raggiungibili, non abbia alcun effetto sul nostro cervello?

Non ci sono studi a lungo termine che analizzino gli effetti sul sistema nervoso dell’utilizzo di internet “always on” nell’arco di decenni. Ci sono ricerche circoscritte. Ad esempio Angelika Dimoka, studiosa del Center for Neural Decision Making alla Temple University, ha analizzato l’attività cerebrale di volontari che lavoravano a problemi logici di complessità crescente. Lo studio ha mostrato come l’esposizione a una quantità crescente di informazione era associata all’aumento dell’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, una regione responsabile delle decisioni e del controllo emotivo. Quando le informazioni eccedevano una certa soglia, l’area in questione si spegneva: il sovraccarico informativo continuato ci spingerebbe a commettere errori di distrazione e a prendere decisioni non ponderate.

Alcuni anni fa l’esperto di tecnologia del New York Times Matt Richel ha effettuato un curioso esperimento. Il giornalista ha accompagnato alcuni neuroscienziati in un ritiro settimanale in un remoto angolo dello Utah, proibendo loro cellulari e internet. Risultato: tutti hanno notato di essere più rilassati, di dormire meglio, e – se interrogati – di ponderare più a lungo sulle risposte. In generale, svariati studi neuroscientifici evidenziano come gli utenti pesanti di media elettronici abbiano difficoltà a filtrare informazioni rilevanti e a focalizzarsi su un compito. Quando suona il telefono o vibra il cellulare – nota Richel – otteniamo una scarica di adrenalina, in assenza della quale proviamo poi noia. Finiamo per essere condizionati a rispondere in modo automatico e ad accogliere con piacere queste interruzioni.

Dire però che i media elettronici fanno solo male sarebbe una semplificazione: basti pensare al celebre “Effetto Flynn” (dal nome dello studioso Usa che l’ha scoperto, James Flynn), per cui nel XX secolo in Occidente abbiamo assistito a una progressiva crescita del quoziente intellettivo medio della popolazione – un fenomeno legato allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione elettronica. Il cibo della mente è necessario. Abusarne fa male. La vacanza è salutare.

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