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Da clochard a programmatore in 4 settimane

ottobre 09, 2013

Un programmatore di software di New York ha messo un senzatetto davanti a una scelta: ti do 100 dollari subito oppure ti insegno a programmare. Quattro settimane più tardi era pronta la prima app di Leo.

La storia del ventitreenne Patrick McConlogue e di Leo, clochard stazionario sul fiume Hudson, potrebbe essere un bel racconto tratto da un libro di fiabe. E per moltissimi lettori online è così. Più scettici invece alcuni blogger americani e siti di tecnologia. In effetti, si possono trovare dei punti discutibili nell’esperimento realizzato dal giovane programmatore di Manhattan. Il progetto potrebbe essere una grande campagna pubblicitaria, che diventa virale, o solamente un’occasione per McConlogue per farsi conoscere. Oppure è solo una bella storia che va la pena raccontare. Ma andiamo con ordine.

Il «CANDIDATO» – Patrick McConlogue è un giovane programmatore che vive e lavora a New York. Sulla strada per andare al lavoro s’imbatte ogni mattina nel senzatetto Leo. Patrick capisce subito che lui è diverso dalla maggior parte degli altri clochard: sembra sobrio e ben curato. Scrive sul suo blog di aver notato come, ad esempio, si tenesse in forma facendo le flessioni in strada. Era insomma il candidato ideale per il suo «esperimento». Una mattina di metà agosto Patrick McConlogue decide perciò di fermarsi davanti al clochard per fargli due proposte: «O ripasso domani mattina e ti do 100 dollari in contanti, oppure ti porto tre libri per la programmazione in JavaScript, un portatile usato e per un’ora al giorno t’insegno come funziona il linguaggio di programmazione». Leo sceglie la seconda opzione.

Non sono mancate le critiche, soprattutto da coloro che si occupano di tecnologia: «Risolto il problema dei barboni», titola sarcastico Valleywag. Non si capacita dell’idea nemmeno Wonkblog, il blog del Washington Post: «Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a programmare e sei una specie d’idiota».

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