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Google, il nuovo motore è un Colibri

settembre 27, 2013

Google cambia il proprio motore: nel giorno del proprio 15esimo compleanno, infatti, il gruppo ha convocato una conferenza stampa presso il garage ove tutto ha avuto inizio nel 1998 per battezzare così quello che è visto un po’ come un nuovo inizio. “Hummingbird“, è questo in nome nuovo che accompagnerà le attività del motore di ricerca. A livello superficiale lo si può considerare come l’algoritmo massimo a cui fanno riferimento le query, ma di fatto è la struttura con cui saranno organizzati i vari algoritmi ed i vari “segnali” che il motore usa per ordinare i risultati sulle SERP a risposta delle query degli utenti.

Il nome (Hummingbird significa Colibri ) sarebbe dovuto alla rapidità e precisione del volo dell’uccello, significati che il gruppo trasferisce al proprio motore a sottolineare le caratteristiche peculiari del nuovo strumento. Colibri racchiude sotto il proprio nome tutte le varie modifiche apportate negli ultimi anni, strutturando il tutto in modo più organico per sfruttare al meglio le varie componenti del ranking.

Hummingbird dovrebbe anzitutto essere una evoluzione determinante nel modo in cui il motore analizza l’intera query. L’obiettivo è quello di arrivare ad una comprensione più completa della stessa, compiendo un passo ulteriore verso la semantica del linguaggio naturale. Ogni parola avrà importanza relativa maggiore, pesando in modo significativo sul modo in cui il testo è compreso nella sua complessità.

Così facendo il motore tenta di accompagnare la rivoluzione mobile della ricerca vocale, interpretando in modo più intelligente quel che l’utente esprime a voce per formulare le proprie query. Il giorno in cui le ricerche saranno compiute con linguaggio naturale, infatti, le barriere tra utente e servizio saranno annullate e si sarà raggiunto un punto di non ritorno nel complesso delle interazioni uomo-macchina. Il vantaggio principale di Hummingbird è dunque oggi questo: gli algoritmi sanno capire meglio di prima le query lunghe e complesse, conquistando una intelligenza maggiore in termini di comprensione. L’algoritmo si basa anzitutto sul Knowledge Graph, ossia l’insieme di entità che Google conosce e che mette in relazione: il nuovo algoritmo approfondirà il modo in cui tali entità interagiscono, muovendo in modo più organico ed intelligente i meccanismi che portano alla SERP ed all’evidenza dei risultati considerati più pertinenti, aggiornati, puntuali ed utili.

Uno degli aspetti più interessanti introdotti da Hummingbird è una maggior comprensione del contesto nel quale è stata composta una domanda. Tre gli ingredienti principali utilizzati nella composizione del contesto di query: il luogo in cui è composta, l’identità del richiedente e la cronistoria delle query precedenti.

Il luogo può indicare e Google alcune necessità specifiche che potrebbero consentire di formulare una SERP migliore. L’identità può offrire innumerevoli indizi, favorendo gli esiti dell’intelligenza capacitiva del motore. Forte importanza hanno inoltre le query precedenti, poiché si può dare il via ad una vera e propria conversazione.

Un esempio concreto. Ora si può chiedere a Google (sebbene non tutte le prove siano confortanti, per una fallacia di funzionamento che dimostra quanto ancora l’algoritmo vada affinato e arricchito) “Quanto è alto Barack Obama?“. L’algoritmo capisce l’intera frase e può fornire una risposta precisa senza dover nemmeno fare appiglio immediato ai link verso cui indirizzare l’utente. Ma non solo: se la domanda successiva sarà “Quanti anni ha?“, l’algoritmo agirà per aggiungere in automatico il dettaglio fondamentale: a chi fa riferimento la domanda. “Quanti anni ha” sarà dunque interpretato come “Quanti anni ha Barack Obama” in virtù della domanda antecedente e la risposta sarà così precisa a fronte di un minor sforzo concettuale da parte dell’utente. Google ha spiegato come la ricerca “conversazionale” sarà introdotta in modo progressivo e che il requisito primo per avervi accesso è l’utilizzo della nuova versione aggiornata di Google Chrome.

Un secondo esempio: “pioverà domani”? Google utilizza varie entità per dare una risposta: il giorno attuale e la posizione dell’utente, due indicazioni che la query non ha fornito in modo diretto ed esplicito. A quel punto la risposta sarà però puntuale proprio grazie al completamento che la “comprensione” offerta dall’algoritmo mette a disposizione del processo.

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